Scegliere la scarpa adatta quando si è un corridore o quando si inizia per la prima volta ad intraprendere questo sport, può essere difficile. Gli aspetti da valutare sono tanti, così come i dubbi che attanagliano la maggior parte degli appassionati del running. In questa sezione troverete alcune delle domande più frequenti inerenti questo affascinante mondo.
Arriva ad un certo punto, per ogni corridore il momento di cambiare le scarpe da running. Il problema è spesso il momento esatto in cui questo passaggio deve avvenire. Molti runners sono affezionati alle proprie scarpe tanto da non volerle mai cambiare, altri invece trovano qualsiasi scusa per collezionare quante più scarpe da running possibile. L’atteggiamento giusto, ovviamente, risiede nel mezzo: esistono diversi aspetti da valutare per decidere quando è giunto il momento di effettuare un cambio. Per prima cosa occorre essere consapevoli del motivo per cui le scare da running necessitano di essere cambiate. La salute della colonna vertebrale, delle ginocchia e del piede potrebbero risentire dell’usura della scarpa, che percorsi un tot di kilometri, non ottempera più alle sue funzioni di protezione e accompagnamento alla corsa. Generalmente una scarpa da running ha una durata media di 500-1000 Km. Nessuna scarpa oltrepassa il limite dei mille kilometri; alcune scarpe hanno un limite nettamente inferiore, che bisogna conoscere e rispettare se non si vuole causare danno al proprio corpo. Ovviamente un altro criterio da tenere in considerazione è la frequenza con la quale si corre: un runners appassionato, che corre tantissimi kilometri, per tre volte alla settimana, dovrà cambiare le scarpe sicuramente molto prima di un runner principiante che corre una volta a settimana per pochi kilometri.
Il percorso d’allenamento e la costituzione del corridore sono altri due aspetti che influenzano il momento del cambiamento:ogni tipologia e modello di scarpa è pensata appositamente per un certo tipo di suolo. L’usura di una scarpa da running che è solita accompagnare il corridore sulla sabbia è differente dall’usura che colpisce la scarpa da running che lavora sull’asfalto o sulla strada sterrata. Ovviamente nell’ultimo caso, l’usura avverrà in tempi minori. In base all’area maggiormente usurata della scarpa capiremo qual è lo stile di corsa e quale zona della scarpa sottoponiamo a maggiore sforzo. Questo aspetto è fondamentale anche per scegliere accuratamente il tipo di scapa più adatta al nostro tipo di corsa. Un attacco d’avampiede è la tipologia più comune di stile di corsa. Questo stile di corsa influisce sulla punta delle scarpe e sul rivestimento esterno che apparirà inevitabilmente più usurato. Infine, il peso e l’altezza di chi corre sono altri fattori per capire quanto durerà la scarpa da corsa. Un runner con un BMI più elevato rispetto alla media, usurerà le sue scarpe da running, in misura maggiore rispetto ad una persona di costituzione media; così come un corridore magro e basso rispetto alla media incideranno in misura minore.
In ogni caso ci sono dei segni evidenti sulle scarpe che ci indicano la fine della scarpa in relazione alla sua funzione. Il dolore è il parametro numero uno da considerare. Prima che la scarpa inizi a produrre disagi e problemi seri alle ossa e alle articolazioni delle caviglie, è bene ascoltare il proprio corpo e i minimi segnali di dolore. Questo infatti seppur minimo, potrebbe nascondere una sofferenza del corpo dovuta ad una zona della scarpa che si sta usurando perdendo dunque la sua funzione di protezione e ammortizzazione. In secondo luogo bisogna osservare la suola: questa rappresenta la parte più importante dell’intera struttura della scarpa. Non bisogna mai arrivare ad utilizzare una scarpa per molti kilometri se ha la suola usurata. La suola ha l’importante funzione di ammortizzare i colpi su qualsiasi superficie d’appoggio. Questa è un importantissima funzione di protezione, che verrebbe totalmente a mancare anche in caso di suola parzialmente danneggiata. Così come la suola, anche la zona del tallone è una delle aree più comunemente colpite da segni evidenti d’usura. La caviglia è la zona del corpo che risente maggiormente dell’usura del tallone. Questo è uno dei casi più influenti da considerare in quanto i rischi legati ad eventuali traumi a carico delle giunture e delle articolazioni della caviglia e del ginocchio sono molto frequenti nei corridori. Potrebbe capitare che i lati delle scarpe appaiono particolarmente usurati e la suola integra, in questo caso, molto probabilmente si è optato per una misura di scarpe sbagliata: la lunghezza del piede non è l’unico parametro a determinare la nostra misura. Una larghezza dell’avampiede più evidente del normale, potrebbe influire sull’appoggio e sull’usura dei lati. In questo caso, è opportuno cambiare scarpe e optare per modelli che favoriscono un appoggio comodo e largo all’altezza della pianta del piede.
Trovare il tipo di scarpa più adatto alle proprie esigenze non è una cosa semplice. I neofiti della corsa potrebbero aver una certa difficoltà a scegliere la calzatura adatta. Saper scegliere però è importante affinché la performance atletica risulti sempre confortevole e mai rischiosa. Durante la corsa tantissimi muscoli del corpo si attivano; le ossa e le articolazioni vengono sollecitate continuamente e l’impatto sul suolo può essere traumatico per l’intero sistema muscolo-scheletrico. Inoltre la tipologia e i modelli di scarpe influiscono sulla leggerezza di movimento. Ci sono tuttavia diversi parametri da considerare prima di scegliere. Tra questi il luogo dove si corre, il periodo e lo stile di corsa. A seconda del suolo, avremo una scarpa più o meno idonea. In commercio esistono scarpe pensate per proteggere piede, caviglia e ginocchia sull’asfalto e scarpe pensate per accompagnare la corsa su sterrati o strade bagnate. Acquistando una scarpa in disequilibrio con la tipologia di suolo, correremo il rischio di procurarci un danno serio e di compromettere la performance atletica. Una suola di scarpa di categoria minimalista ad esempio è adatta a terreni regolari mentre potrebbero causare dolore e incidenti su strade sterrate piene di sassi e radici. Ogni categoria rivela una specifica aderenza da valutare attentamente prima di procedere all’acquisto. Anche il modo in cui appoggiamo il piede, e quindi lo stile della corsa influisce in maniera decisiva sulla tipologia di scarpa da scegliere. In base alla pronazione personale e quindi ai difetti dell’impostazione ortopedica, avremo un modello adatto a noi. Le scarpe più adatte a correggere una pronazione eccessiva ad esempio sono quelle appartenenti alla categoria A4. I corridori con un atteggiamento di supinazione invece, caratterizzati dal difetto che interessa la mancanza totale di pronazione, avranno necessità di una scarpa di categoria A3. Struttura interna del tallone e dell’intersuola contribuiscono ad avere una scarpa più o meno stabile. Una suola molto usurata nella zona posteriore e quindi nell’area tallonare, rileverà un difetto di iperpronazione.
Inoltre vi è una netta differenziazione tra coloro che colpiscono il suolo principlamente con l’avampiede e quindi prima di tutto di punta, e coloro che invece per motivi legati ad un difetto ortopedico poggiano per prima il tallone. La pianta del piede ammortizza molto bene i colpi sulla superficie ma a lungo andare procurano infiammazione alla zona plantare. Osservando questi piccoli difetti avremo modo di scegliere la categoria più adatta a noi e a scongiurare il rischio di traumi e incidenti. Una corsa caratterizzata dall’appoggio principale sul tallone necessiterà di scarpe con un drop più elevato.
Chi decide di intraprendere la corsa come sport deve sapere che questo richiede delle regole precise e che non si può pensare di correre bene senza investire cura nella scelta e nella manutenzione delle scarpe. Per rendere la corsa un’attività sana, priva di rischi e dolore, bisogna prendersi cura delle proprie scarpe che accompagnano il piede e lo proteggono. Le scarpe sono costituite da diverse parti che le rendono leggere, impermeabili, sicure e protettive. Per assicurarci che ognuna di queste funzionalità sia perpetrata più a lungo possibile, bisogna avere cura di ogni singola parte della scarpa. Se si è soliti correre d’inverno oppure in luoghi piuttosto umidi è bene avere l’abitudine di far asciugare le scarpe dopo ogni utilizzo per evitare che l’umidità le rovini e usuri i sistemi di fissaggio e le cuciture; è importante inoltre utilizzare i calzini giusti, appositamente studiati per proteggere la pelle durante la corsa. Questa infatti, durante il movimento si surriscalda, occupa più volume perché si gonfia e suda. L’umidità e la frizione con il rivestimento interno della scarpe, oltre a poter procurare fastidio e dolore al runner, possono essere deleteri anche per la scarpa, che assorbe umidità e sudore, rovinandosi precocemente. Altro suggerimento è quello di avere sempre a portata di mano un paio di scarpe di ricambio per poterle alternare così da evitare di portare un solo paio ad usurarsi.
La superficie sulla quale si corre influsice moltissimo sulla sceta delle scarpe. Innazitutto bisogna conoscere la regola base per cui il tempo d’appoggio su una superficie morbida è tre volte maggiore al tempo d’appoggio su una superficie dura. Correre sul cemento sortisce una velocità maggiore nei tempi di percorrenza rispetto ai risultati riscontrabili se si corresse sulla sabbia o sul prato. L’unico svantaggio sta nella sofferenza delle caviglie e delle ginocchia che risentono dell’impatto molto di più sull’asfalto che sulla sabbia. Non è consigliabile correre per lunghi tempi su questa tipologia di suolo, per una questione legata alla salute del corpo e più specificamente della colonna vertebrale. Tuttavia, possiamo adottare degli accorgimenti e scegliere quanto meno la scarpa adatta a seconda del suolo sul quale corriamo.
IL PRATO
Una superficie morbida come il prato richiede una tipologia di scarpa non troppo impegnativa. Non è necessario soffermarsi troppo sulla capacità della scarpa di ammortizzare bene il colpo del piede in fase di appoggio. Tuttavia se si hanno difetti di pronazione questo discorso è da rivalutare. Correre su una superficie morbida è più impegnativo: il corpo deve effettuare uno sforzo maggiore per muoversi, rispetto alla corsa effettuata su superfici dure come il cemento della strada, che inevitabilmente offre una spinta maggiore al piede. Se si decide di correre sul prato basta una scarpa da ammortizzazione intermedia.
LA PISTA
La pista è la tipologia di pavimentazione adatta ai veterani della corsa. Se si deve scegliere un suolo adatto all’allenamento e al miglioramento delle prestazioni questo è propria la pista. Un punto a sfavore per chi è solito correre sulla pista c’è: si tratta delle curve che stressano le gambe ed in particolare il piede che è costretto a curvare e fare leva sulla parte esterna del piede. Per questa ragione correre in pista è consigliato solo se si è un runner esperto che deve apportare delle migliorie nello stile di corsa e nella velocità. Qualcuno potrebbe essere convinto che in pista vanno bene sono le scarpe chiodate ma non è così: per chi si avvicina per la prima volta ad una pista e al mondo del running, le chiodate potrebbero essere un problema e creare fastidi al polpaccio con conseguente infiammazione. Una scarpa di categoria intermedia con un buon supporto alla caviglia è la soluzione migliore per i meno esperti. I runners già temprati possono utilizzare anche modelli apprtenenti alla categoria minimal. Un consiglio ulteriore per chi decide di correre in pista ed è poco esperto è quello di allenarsi nelle corsie esterne che hanno curve meno strette.
LO STERRATO
Il suolo sterrato è caratterizzato da sassi, radici, fango e buche. Correre su questa tipologia di terreno non è semplice: spesso si è costretti a rallentare, modificare l’andatura e la direzione. E’ il tipo di pavimento idoneo a chi si trova all’inizio degli allenamenti di running e non è costretto a correre per un tempo lungo e secondo un’andatura costante. Chi deve incrementare la velocità farebbe bene a cambiare tipologia di suolo e optare per un asfalto, una pista o un suolo cementato. Le strade sterrate costringono ad una calzatura molto ammortizzante e protettiva. Una scarpa A5 Trail Running si rivela la soluzione più consona a proteggere la caviglia e i legamenti della gamba sullo sterrato.
L’ASFALTO
Questo suolo è terreno di gioco inevitabile per chi è amante della corsa ma abita in città. L’asfalto è abbastanza regolare: a differenza dello sterrato è più curato e non presenta ostacoli improvvisi come buche e sassi che costringono a deviare la direzione e a rallentare. Correndo sull’asfalto, i muscoli si affaticano meno e di conseguenza la caviglia non è costretta a movimenti bruschi. La corsa sull’asfalto non richiede un supporto particolarmente rigido. Tuttavia chi corre sull’asfalto della città deve evitare di salire e scendere dai marciapiedi per non sollecitare in maniera esagerata le caviglie. Le scarpe più adatte per questo suolo sono parte della categoria A4.
Lavare le scarpe da running è un rituale che ogni runner dovrebbe adottare per far si che le scarpe durino più a lungo. Se si corre su superfici sterrate dove fango, detriti e polvere la fanno da padrone, le scarpe ne risentono e si rischia di doverle gettare via prima. Ecco perché il lavaggio è importante. Purtroppo lavare le scarpe da running non è sempre intuibile a causa dei diversi materiali di cui è costituita questa tipologia di scarpe. Intanto la prima operazione da fare sempre, dopo ogni uscita, è scuotere le scarpe per evitare che i residui di fango e detriti si secchino troppo, creando uno strato di sporco che a lungo andare diverrebbe irremovibile. Se si corre su strade particolarmente fangose e umide, è consigliabile averne sempre un paio di ricambio e lavarle sotto l’acqua corrente una volta finita la sessione d’allenamento.
E’ importante ricordarsi di rimuovere suola e lacci dalle scarpe e solo dopo averle sciacquate grossolanamente, si può procedere all’immersione delle scarpe in una bacinella colma d’acqua e sapone. E’ sconsigliato mettere le scarpe da running in lavatrice poiché le alte temperature potrebbero danneggiare le piccole parti cucite ed incollate fra loro. Volendo optare per un sapone non particolarmente aggressivo ma efficace, si possono utilizzare alcuni saponi specifici per la detersione accurata delle scarpe da running, appositamente ideati per questo scopo. L’utilizzo di una spugnetta è consigliato per strofinare la tomaia e le parti della scarpa particolarmente sporche. Dopodiché si può procedere risciacquando con cura e lasciando asciugare le scarpe al sole per una giornata o due.
Le scarpe da running per uomo e per donna sono diverse. E’ inesatto pensare che una vale l’altra. Le donne non dovrebbero mai indossare scarpe ideate per essere utilizzate da un uomo. In questo discorso il fattore estetico non riveste alcun ruolo. I motivi di questa enorme differenza ruotano attorno ad alcuni principi di biomeccanica e di anatomia che si intersecano tra loro. Il corpo delle donne ha una forma tale da consentire la gravidanza e il parto; per questa ragione il bacino delle donne è molto più largo rispetto a quello degli uomini. Questa forma differente ha delle conseguenze anche sullo stile d’appoggio del piede e sulle forze di trazione. Chi progetta le scarpe da running conosce bene quesi principi, ed è bene che anche i runners ne siano consapevoli per non incappare in futili errori. Il piede di una donna presenta un avampiede più alto ed un profilo a livello dell’alluce più marcato rispetto al piede maschile. Le ossa dei piedi femminili sono più lunghe e questo consente una maggiore flessibilità. Inoltre in fase d’appoggio, le donne tendono ad appoggiare il tallone in posizione più centrale rispetto agli uomini; senza contare che le ossa del tallone delle donne sono molto più piccole rispetto alle ossa del piede degli uomini. Di conseguenza, le scarpe femminili hanno una tomaia più irrobustita e un profilo a livello delle dita più marcato; la zona tallonare è costruita in misura ridotta; suola ed intersuola sono costituite con un valore di densità ridotto rispetto alle componenti delle scarpe da running maschili. Solitamente le donne sono più leggere rispetto agli uomini e necessitano di un livello di ammortizzazione più basso.
Gli appassionati di corsa e coloro che sono abituati a correre sull’asfalto o sullo sterrato tutto l’anno, sognano di poter correre sulla spiaggia. La spiaggia è il luogo ideale per lo sport sotto diversi punti di vista: favorisce un certo relax mentale e stimola i muscoli delle gambe in misura maggiore rispetto all’allenamento muscolare ottenibile su strada. Caviglia, muscoli stabilizzatori e polpacci si allenano contemporaneamente ad un livello di training nettamente maggiore liberando la mente da tutte le incombenze quotidiane, grazie all’aria pulita che fa di questo luogo uno dei più rilassanti e benefici che possano esistere. E’ importante però scegliere la scarpa adatta per correre sulla battigia; poiché se da un lato correre in spiaggia è un’attività meravigliosa, dall’altro lato espone a diversi eventuali rischi e pericoli come pezzi di conchiglie e sabbia cocente. La battigia non sempre poi è regolare: il più delle volte presenta una lieve inclinazione che mette sotto sforzo l’articolazione della caviglia. Le scarpe da utilizzare in questo contesto sono di categoria minimal per gli esperti del running. Questa tipologia di scarpa infatti consente di riprodurre la corsa naturale, il cosiddetto Natural Train Running. Grazie alla struttura super leggera della categoria minimal, chi corre con queste scarpe ha l’impressione di non calzare alcuna scarpa, con il vantaggio di avere assicurata la giusta protezione per caviglie, ginocchia e tendini. I neofiti del running che decidono di provare i benefici della corsa sulla spiaggia, dovrebbero iniziare con una scarpa di categoria A4 che protegge il piede e assicura un buon livello di ammortizzazione.
Se si è alle prime sessioni di allenamento e si corre sull’asfalto vicino al mare, è suggeribile utilizzare la battiglia per eseguire delle brevi sessioni di defaticamento per far abituare la caviglia ad uno sforzo maggiore e diverso.
Ciascuno di noi è diverso, per cui non esiste un modello di scarpa unico che vada bene a chiunque inizia ad avvicinarsi alla corsa. Ci sono tanti fattori da tenere in considerazione nella scelta della prima scarpa. Tuttavia esistono dei criteri che portano ad escludere alcune tipologie di scarpa per ovvi motivi. Il suggerimento principale è quello di rivolgersi ad un esperto in materia e farsi consigliare in base al nostro stile di appoggio, all’indice di massa corporea e alla conformazione fisica. Se ci si avvicina per la prima volta alla corsa o allo sport in linea generale, è assolutamente sconsigliato acquistare una scarpa da running di categoria minimal. Queste infatti sono adatte solo a piedi esperti poiché hanno un livello di ammortizzazione quasi nullo che in una persona inesperta potrebbe causare seri traumi muscolo-scheletrici. Una persona non abituata alla corsa dovrà dunque optare per una scarpa di categoria appartenente alla A4 o alla A3 in base al proprio difetto plantare e tallonare: una persona con un atteggiamento di iperpronazione marcato ad esempio, necessiterà di una scarpa che compensi questo difetto; così come un corridore con atteggiamento di supinazione, avrà bisogno di una scarpa fortemente protettiva a livello della caviglia e ammortizzante al punto giusto. Se si è dei principianti, dunque il primo pensiero deve essere rivolto alla protezione e alla salvaguardia della salute dell’apparato muscolo-scheletrico. Occorre trovare la scarpa adatta, in grado di proteggere il piede da un eccessiva sollecitazione. Gradualmente si potrà passare ad una categoria differente in base al proprio livello di allenamento. Inoltre ogni piede è diverso dall’altro anche nella forma: c’è chi ha la pianta più o meno larga e chi il tallone più piccolo. Questo aspetto insieme al parametro del peso corporeo, influisce in maniera preponderante sulla tipologia di scarpa idonea al proprio corpo.
Le scarpe ideali devono essere:
- comode
- di qualità medio-alta
- proporzionate al proprio livello di allenamento
La corsa invernale è molto differente dalla corsa estiva. Questo perché sono diversi i fattori che entrano in gioco nell’una e nell’altra stagione, a partire proprio dall’abbigliamento. Le scarpe in questo discorso assumono una certa importanza poiché devono proteggere da incidenti e umidità. Le condizioni climatiche che si affrontano durante la corsa determinano, tra i vari aspetti ( l’abbigliamento termico ad esempio), anche il giusto paio di scarpe. L’errore in cui facilmente si incorre è quello di pensare che le scarpe da running invernali abbiano un peso maggiore e che siano più difficili da portare a causa di una maggiore quantità di materiale impiegato per la scarpa. Un peso maggiore, renderebbe la fase di sollevamento del piede più lenta, ma in realtà non è così che vengono formulate le scarpe invernali: ormai molte caratteristiche comuni alle scarpe estive sono altrettanto presenti nelle scarpe invernali. La leggerezza è uno di quei parametri che i progettisti tengono sempre in considerazione affinché resti costante in qualsiasi tipo di scarpa. Tuttavia, il rischio di tornare a casa con i piedi bagnati e di vedere formarsi fastidiose vesciche è alto se non si presta attenzione a scegliere la calzatura adatta. La scarpa giusta copre questo rischio e protegge dall’eventualità di scivolare sul terreno bagnato. Le scarpe invernali sono infatti dotate di un battistrada antiscivolo, sia su asfalto bagnato che in caso di pioggia. La tomaia poi è più robusta ed impermeabile.
Discorso diverso per le scarpe da running estive, che presentano un rivestimento esterno traspirante e permeabile. I materiali con cui vengono prodotti le componenti delle scarpe da running estive sono principalmente tela e cotone mentre per le scarpe invernali vengono utilizzate principalmente fibre di nylon. Le scarpe da running invernali sono spesso dotate di una rete fitta sulla tomaia che garantisce la giusta ventilazione e traspirabilità senza lasciar entrare umidità e detriti. Se l’intenzione è quella di acquistare delle scarpe che vadano bene sia d’inverno che d’estate, la soluzione sta in scarpe dalla tomaia impermeabile e traspirante e dal battistrada antiscivolo, che va bene in qualsiasi stagione.
Quando si inizia a correre si compie spesso un errore grande: quello di utilizzare le stesse scarpe con le quali camminiamo per allenarci. La corsa e la camminata sono due attività differenti che coinvolgono il corpo in maniera differente nel movimento. Le scarpe progettate per la camminata sono le stesse che si adattano a sport quali il tennis, il volley e il cross training. Queste tipologie di scarpe hanno una struttura tale da contenere delle forze di impatto a livello laterale; una funzione che nell’attività della corsa non è necessaria. Nel running è importante infatti che la scarpa sostenga forze d’impatto nella fase d’appoggio mediale e nella fase di spinta dal suolo. Durante una camminata il tallone tocca il terreno in un tempo diverso rispetto alla corsa: la suola della scarpa nella zona tallonare tocca il terreno più tardi. Per questa ragione le scarpe da running sono progettate con un drop maggiore. In definitiva possiamo affermare con assoluta certezza che le scarpe da passeggio o da ginnastica non sono idonee al running, che prevede invece una tipologia di scarpe diversa.